Ricostruire la superficie corneale con cellule staminali, l’Europa approva il farmaco

Ricostruire la superficie corneale con cellule staminali, l’Europa approva il farmaco

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ricerca staminali

L’importanza delle cellule staminali è ormai fuori discussione, difatti dopo aver riconosciuto in esse la fonte di nuove terapie è subito iniziata una campagna d’informazione volta a sensibilizzare sopratutto le future mamme a non sprecare le cellule staminali al momento della nascita del figlio. Secondo quando stabilito dalla legge, ormai da anni è possibile sottoporsi al trattamento di estrazione e conservazione delle cellule staminali che vengono prelevate dal cordone ombelicale in modo totalmente sicuro ed indolore.

La superficie corneale e le cellule staminali

L’importanza di queste staminali in questi anni viene sempre più spesso confermata dai ricercatori medici che studiando queste cellule stanno riuscendo a creare nuove terapie. Proprio in ambito di scoperte un grande successo lo si deve riconoscere all’Italia che è riuscita ad attuare una terapia approvata dall’Agenzia europea per i medicinali con lo status di prodottoocchi e staminali farmaceutico di cui è autorizzata la vendita. Lo studio condotto presso il Centro di Medicina Rigenerativa di Modana da Holosteam Terapie Avanzate, si è incentrato sulla rigenerazione della superficie oculare danneggiata da ustioni o sostanze chimiche tramite terapia a base di colture di cellule staminali corneali prodotte dal centro stesso. Tramite questo trattamento i ricercatori sono riusciti a ricostruire la superficie danneggiata facendola tornare perfettamente trasparente. A spiegare il funzionamento di questo trattamento ci ha pensato Andrea Chiesi, amministratore delegato di Holosteam assieme a Graziella Pellegrini, una delle ricercatrici che si è cimentata in quest’avventura:

«Dopo che saranno stati negoziati gli accordi a livello dei singoli stati» spiega Andrea Chiesi, amministratore delegato di Holostem «chiunque potrà essere trattato in centri europei specializzati senza doversi sottoporre a lunghi e costosi “viaggi della speranza”». «La cura è estremamente personalizzata, ma a viaggiare sono solo le cellule» precisa Graziella Pellegrini, che con Michele De Luca ha portato avanti per oltre vent’anni la ricerca alla base di questo successo.